JOSÈ VUOLE CONTINUARE A VIVERE. MA SENZA IL NOSTRO AIUTO NON CE LA PUÒ FARE
12.01.2026 21:11
Riceviamo in redazione e pubblichiamo un articolo di Marco Morelli per dare un sostegno alla famiglia di Jose.
Il Direttore Responsabile
Giovanna De Giglio
Aperta una raccolta fondi sulla piattaforma GO FOUND ME
Il link per donare è il seguente: https://gofund.me/26bc01f78
Ci sono storie che non dovrebbero mai essere raccontate perché nessun essere umano
dovrebbe essere costretto a viverle. Eppure, ci sono storie che devono essere raccontate,
perché nel dolore trovano dignità, nel sacrificio insegnano il valore della vita e nella
solidarietà aprono una speranza. Quella di Josè è una di queste.
Josè Ronchi ha 37 anni, vive a Rodigo (Mn) e da 30 anni è prigioniero di una malattia
degenerativa che lo ha progressivamente privato di ogni autonomia, costringendolo
immobile in un letto. Anni vissuti tra pareti domestiche che sono diventate il suo mondo,
tra sofferenze fisiche, limitazioni estreme e una quotidianità che nessuno di noi riuscirebbe
nemmeno a immaginare. Eppure, Josè non ha mai smesso di scegliere la vita. Accanto a
lui, da sempre, c’è la sua famiglia: tre adorati nipotini che per lui sono luce, forza, motivo
per resistere ma soprattutto mamma, papà e una sorella amorevole. Sono loro che, giorno
dopo giorno, hanno affrontato un calvario silenzioso, fatto di assistenza continua, notti
insonni, sacrifici economici e una forza che va oltre ogni limite umano.
Josè ha sopportato tutto questo con il coraggio di un eroe. Un eroe silenzioso, che non
chiede nulla se non di poter restare con chi ama. Nel tempo, qualche benefattore ha teso
una mano, permettendo alla famiglia di affrontare le spese più urgenti. Ma oggi la
situazione si è drammaticamente aggravata. Nelle ultime settimane, Josè ha dovuto
affrontare interventi invasivi e complessi: una tracheotomia per l’applicazione di un
respiratore, cui seguireanno altre operazioni e procedure indispensabili alla sua
sopravvivenza. Interventi affrontati con piena consapevolezza delle difficoltà, dei disagi e
delle sofferenze ulteriori che avrebbero comportato, non solo per lui ma per tutta la sua
famiglia.
Eppure, anche davanti a questa nuova, durissima prova, Josè non ha esitato. Il suo
desiderio di vivere, di continuare a far parte della sua famiglia, di sentire le voci dei suoi
nipoti, lo ha spinto ad andare avanti. Una forza che commuove e interroga le coscienze di
tutti noi. Ora, però, si è aperto un problema enorme, forse il più difficile da affrontare. Una
volta dimesso, Josè avrà bisogno di assistenza infermieristica specializzata a domicilio,
continua e qualificata. Non si tratta di un supporto accessorio, ma di bisogni vitali minimi,
senza i quali la sua sopravvivenza sarebbe messa a rischio. La famiglia, nonostante ogni
sforzo, non è assolutamente in grado di sostenere gli ingenti costi di questa assistenza.
Tutte le richieste rivolte alle istituzioni competenti per ottenere un supporto adeguato
hanno purtroppo prodotto solo un’assistenza domiciliare di base per poche ore, del tutto
insufficiente a garantire le reali necessità cliniche di Josè. Un aiuto che, nei fatti, non basta
a tutelare la sua vita. Ed è qui che entra in gioco la solidarietà di tutti noi.
Per Josè non si chiede il superfluo, ma il diritto fondamentale a continuare a vivere con
dignità, circondato dall’amore della sua famiglia, nel luogo che per lui rappresenta
sicurezza e affetto: la sua casa.
Per questo è stata avviata una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe, con l’unico
obiettivo di coprire le spese dell’assistenza infermieristica domiciliare necessaria.
Ogni contributo può fare una differenza concreta. Ogni donazione è un gesto di umanità,
un atto di responsabilità collettiva, una carezza data a distanza. Aiutare Josè significa non
voltarsi dall’altra parte, significa riconoscere che la fragilità non è una colpa e che la vita,
anche quando è duramente provata, merita di essere difesa.
Oggi Josè e la sua famiglia non chiedono miracoli. Chiedono aiuto. Chiedono solidarietà
Chiedono di non essere lasciati soli.
E NOI, INSIEME, POSSIAMO RISPONDERE.
Marco Morelli